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Com'è verde la valle del business legno sul Po

di Marco Alfieri

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3 novembre 2009

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Intorno, nel frattempo, cresceva l'Italia dei distretti: nel Viadanese artigiani e piccole imprese attivi nell'imballaggio del legno e pannelli compensati via via perfezionati in listellari, componenti semilavorati, imballaggi per ortofrutta, pallets, colle ureiche per il legno e resine melaminiche per le carte decorative.
A Viadana non ci sono soltanto i Saviola, i capitalisti dal compromesso emiliano che il 1° maggio, cascasse il mondo, non hanno mai mancato l'appuntamento con le maestranze: la grande festa collettiva, il pranzo offerto a tutti con l'estrazione finale, in palio una fiammante utilitaria.

C'è la Caleffi quotata in borsa, Cicognara è il più grande polo al mondo di pennelli (prima facevano scope, quando arrivarono gli aspirapolvere la conversione fu immediata), c'è la Ingra Brozzi, campione mondiale per i grassi alimentari, c'è la Arix, ai vertici per le spugne, e c'è, ancora, un'agricoltura orgogliosa per una terra che è tra le più fertili che si conoscano e una squadra di rugby al vertice italiani ed europei. Un fazzoletto stretto tra Po e Oglio, cosmopolita e orgogliosamente stra-italiano e provinciale nei difetti e negli intrecci, che è tra i lembi più ricchi del globo. Per le strade scorazzano Bentley, Cadillac e Rolls Royce (il vecchio Saviola ne possedeva due). Fra la Via Emilia e il West cantava Guccini, al centro di quel cilindrone Grande Svizzero che parte da Amburgo e scende fino a Firenze ed è il cuore manifatturiero della vecchia Europa.

Reschigliano, Padovana operosa, è un centinaio di chilometri più a nord-est di Viadana. Qui Giovanni Griggio, 52 anni ben portati e un paio di occhi infossati e sornioni, guida l'azienda omonima che costruisce da oltre sessant'anni macchine per la lavorazione del legno. La Griggio esporta il 90% del proprio fatturato vendendo pialle, seghe circolari, seghe a nastro, cavatrici, foratrici e saldatrici ad artigiani e terzisti di mezzo mondo. Business tradizionale a partire da quel lontano 1946, quando i fratelli Guerrino e Giovanni fondano l'azienda di famiglia nella vicina Cadoneghe, lasciandola poi negli anni Novanta ai quattro figli e nipoti. Oggi l'azienda dà lavoro a 170 dipendenti divisi su tre stabilimenti (gli altri due sono a Novellara e Codiverno), l'ultimo anno buono (2008) ha fatturato 40 milioni di euro, e da sei mesi fa cassa integrazione a rotazione per 25 addetti, «perché la crisi sta picchiando forte e abbiamo subìto un calo di ordini del 40%», ammette Giovanni. Anche se qualcosa, forse, comincia a ripartire: «In Russia, dove abbiamo una filiale e tre persone distaccate a Mosca, il mercato dà segni di sveglia. L'Italia, la Francia e il Canada un pochino riprendono. Ma restano piantati gli Usa, dove abbiamo avviato alcune partnership commerciali».
Giovanni Griggio è il tipico medio imprenditore nel guado della crisi. Produce beni tradizionali ma sta provando a innovare per uscire dalle secche. La difficoltà è forte, dice: «Qualche concorrente è sparito, stiamo cercando di industrializzare i prodotti, diventando più competitivi nei listini e allargando la gamma. Non è facile ma non molliamo, perché se ne esce solo diversificando».

Certo ci vorrebbe che il governo battesse un colpo. Invece «danno gli incentivi sempre e solo alle auto, al massimo alle due ruote, mentre noi che produciamo macchine certificate per rivenditori, dunque potenzialmente a rischio incidenti, niente. Eppure servirebbe rottamare ciclicamente, per innovare e passare a prodotti più sicuri».
Le banche, poi. Ne ha anche per loro Giovanni Griggio. «Recentemente ho chiesto la moratoria debiti su un subentro di pagamento a leasing di un capannone rilevato nel 2008. Cifra totale, 2 milioni di euro - spiega -. Ma ancora non ho avuto risposte, nonostante l'enfasi con cui si è celebrato l'accordo su questa misura. Non è che possiamo aspettare in eterno. La crisi non fa sconti».

Lo sa bene anche Alessandro Saviola che il periodo è duro. È ancora presto per capire se ha il talento del padre. Però la recessione non sembra spaventarlo. «Una contrazione del 25% di fatturato ci sarà sicuramente quest'anno - spiega - però la miglior difesa è l'attacco e proprio in questi giorni sta andando a regime un'investimento di 20 milioni in una pressa continua di ultima generazione per i pannelli truciolari». L'innovazione è la miglior polizza. Insieme al potenziamento del network eco-legno, i trenta centri italiani per la raccolta del legno usato (più altri cinque tra Germania, Francia e Svizzera) attivati dal gruppo presso aziende e comuni (sono oltre duemila i municipi consorziati). E un futuro nell'energia sostenibile. «Andremo a bruciare lo scarto dello scarto», anticipa il giovane Alessandro. L'ultima evoluzione della regola del maiale. E poi... «E poi ci sono gli americani che vogliono esportare Oltreoceano la tecnologia "green" Saviola. Alcuni fondi ci hanno interpellato...».
Pochi chilometri più in là, Giovanni Griggio si accontenterebbe di una mini ripartenza tedesca, la locomotiva d'Europa, dopo la lunga fase pre-elezioni in cui il governo Merkel, al di là di un po' di rottamazione auto, non ha varato stimoli fiscali alla domanda interna (il 50% dell'export italiano in Germania nasce dal Lombardo-Veneto). Non sarà l'America, ma la Baviera è ormai il cortile di casa. Imprescindibile.

3 novembre 2009
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